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Direttiva Servizi? Ora la parola passa al Governo

mercoledì 17 marzo , 2010

Dopo l’attività delle Commissioni parlamentari ed in particolare della Commissione Giustizia e Attività Produttive della Camera, oltre al lavoro “sotterraneo” dei vari uffici dei Ministeri interessati si è giunti alla redazione di un parere che, di fatto, chiede di mantenere le cose così come stanno. Infatti alla lettera c) del Parere si dice chiaramente che … sia mantenuto il ruolo degli agenti di affari in mediazione, come disciplinato in particolare dall’articolo 2 della legge 3 febbraio 1989, n. 39.
In pratica tutto resta come prima e non si parla di istituire i crediti formativi, di dare vigenza alla legge 5 marzo 2001, n. 57 bloccata dal mancato varo del Regolamento di Attuazione, di regolare meglio le incompatibilità e di alleggerire il peso degli obblighi come l’antiriciclaggio e la corresponsabilità nella registrazione delle scritture private.
Ecco perché ANAMA ha deciso di continuare la sua opera di relazioni e di contatto diretto con i Parlamentari e i membri del Governo per tentare di migliorare le norme che stanno alla base della nostra attività. Il prossimo incontro è previsto con il Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture, sen. Mario Mantovani del P.D.L. incaricato direttamente dal Presidente del Consiglio Berlusconi di seguire l’evoluzione normativa indicata da Anama per gli agenti immobiliari. Di seguito due documenti: il Parere espresso dalle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera e l’art. 18 della Legge 57/2001 che istituisce il praticantato.

CAMERA DEI DEPUTATI
Commissioni Riunite II (Giustizia) e X (Attività Produttive)
Giovedì 11 marzo 2010

ALLEGATO

Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno. (Atto n. 171).

PARERE APPROVATO
Le Commissioni riunite II Giustizia e X Attività produttive, commercio e turismo,
esaminato lo schema di decreto legislativo concernente attuazione della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno (atto n. 171);
rilevato che non sembrano avere riscontro nello schema di decreto alcuni principi e criteri direttivi previsti dall’articolo 41, comma 1, della legge n. 88 del 2009 (legge comunitaria 2008) e, in particolare, la promozione dell’elaborazione dei codici di condotta e disciplinari, finalizzati a promuovere la qualità dei servizi, di cui alla lettera b) del citato articolo 41, comma 1; il criterio di cui alla lettera e) che prevede un elenco allegato al decreto legislativo di eventuali regimi autorizzatori richiesti per l’accesso alle attività di servizi; il criterio di cui alla lettera s) che, nel garantire l’applicazione della normativa del luogo in cui viene effettuata la prestazione dei servizi, faceva salvi i trattamenti più favorevoli al prestatore previsti contrattualmente, ovvero assicurati dai Paesi di provenienza con oneri a carico di questi ultimi;
rilevato che, ai fini della determinazione della nozione di «professione regolamentata», l’articolo 8, comma 1, lett. m), rinvia alla definizione contenuta nell’articolo 4, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, attuativo della direttiva 2005/36/CE (cosiddetta «direttiva qualifiche»), definizione che non appare pienamente coerente con quella contenuta nell’articolo 3, paragrafo 1, lettera a) della medesima «direttiva qualifiche»;
evidenziata l’esigenza di un testuale recepimento della nozione comunitaria di «professione regolamentata» anche nell’ambito del decreto legislativo n. 206 del 2007;
considerato che già in questa sede occorre intervenire sulla nozione di «professione regolamentata», chiarendo all’articolo 8 che ad essa sono riconducibili tutte le prestazioni che la legge attribuisce ad una determinata categoria professionale, a prescindere dalla circostanza che esse configurino o meno una riserva;
richiamata la giurisprudenza comunitaria, cui rinvia il considerando n. 40 della direttiva, che riconduce alla nozione di «motivi di interesse generale» anche la tutela dei lavoratori, compresa la protezione sociale dei medesimi;
richiamato l’ordine del giorno 9/03210/011 accolto dal Governo nella seduta del 24 febbraio 2010, che impegnava il Governo a tenere conto della unicità e singolarità del settore del turismo ricreativo balneare nazionale già nel decreto di recepimento della direttiva 123/2006/CE, valutando la possibilità dell’esclusione del settore dall’applicazione della medesima o di diverso trattamento rispetto al più generale campo dei «servizi»;
segnalata l’esigenza, emersa nel corso delle audizioni svolte, di evitare interpretazioni estensive della nozione di «risorse naturali» contenuta nell’articolo 16 dello schema di decreto legislativo, sia per ragioni di coerenza con la normativa comunitaria (articolo 12 e considerando n. 62 della direttiva) sia per non penalizzare – in particolare attraverso l’equiparazione, operata da alcune regioni, dei posteggi in aree di mercato alle risorse naturali – il settore del commercio ambulante e su aree pubbliche, caratterizzato dalla presenza di oltre 160.000 microimprese, quasi tutte a conduzione familiare;
considerate le ripercussioni negative che potrebbero derivare per tali imprese dall’apertura del settore del commercio al dettaglio su aree pubbliche anche alle società di capitali, prevista dall’articolo 69;
evidenziata l’opportunità di apportare correzioni alla formulazione del testo e di inserire anche la categoria dei geometri tra le previsioni di modifica degli ordinamenti professionali;
rilevato che l’articolo 71, trasformando in dichiarazione di inizio attività l’autorizzazione attualmente prevista per l’apertura di un punto esclusivo e non esclusivo di vendita di quotidiani e periodici, potrebbe pregiudicare la possibilità di un effettivo accesso all’informazione da parte dei cittadini, anche in contrasto con principi riconosciuti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;
segnalata la necessità di mantenere il ruolo degli agenti di affari in mediazione, alla luce delle esigenze di tutela dei consumatori e di sicurezza della circolazione dei beni immobili, esigenze peraltro evidenti al legislatore comunitario allorché richiede l’inserimento nei codici di condotta elaborati a livello comunitario le condizioni cui sono soggette le attività degli agenti immobiliari (considerando n. 114 della direttiva);
rilevato che l’articolo 26 della direttiva prevede l’adozione da parte degli Stati membri di misure di accompagnamento volte ad incoraggiare i prestatori a garantire, su base volontaria, la qualità dei servizi, in particolare facendo certificare o valutare le loro attività da organismi indipendenti o accreditati;
sottolineato che, in una prospettiva di miglioramento della qualità dei servizi e di tutela dei consumatori, occorre dare attuazione al sopra richiamato articolo 26, affidando – escludendo espressamente le professioni regolamentate – ad appositi organismi indipendenti compiti di valutazione e certificazione delle attività dei prestatori di servizi, nonché della loro idoneità allo svolgimento dell’attività sulla base dei requisiti previsti dalla normativa nazionale e comunitaria,
esprimono

PARERE FAVOREVOLE
con le seguenti condizioni:
a) all’articolo 8, concernente le definizioni, al comma 1, lettera m), dopo le parole: «attività professionali» siano aggiunte le seguenti: «, riservate e non riservate»;
b) nell’esercizio del potere regolamentare previsto dall’articolo 48, si provveda prioritariamente all’adeguamento dell’ordinamento professionale degli assistenti sociali, dei chimici, degli ingegneri e architetti, ai principi contenuti nel decreto legislativo, con disposizioni analoghe a quelle previste direttamente dallo schema di decreto legislativo per altre professioni regolamentate;
c) all’articolo 73, sia mantenuto il ruolo degli agenti di affari in mediazione, come disciplinato in particolare dall’articolo 2 della legge 3 febbraio 1989, n. 39;

e con le seguenti osservazioni:
a) si valuti l’opportunità di modificare l’articolo 8, comma 1, lettera h), che definisce i motivi di interesse generale al fine di esplicitare che in tale nozione rientra anche la «protezione sociale» dei lavoratori;
b) all’articolo 16, al fine di evitare interpretazioni estensive della nozione di «risorse naturali», si valuti l’opportunità di escludere espressamente l’equiparazione dei posteggi in aree di mercato alle risorse naturali;
c) all’articolo 48, che demanda a specifici regolamenti l’adeguamento della normativa secondaria vigente in materia di professioni regolamentate, sia precisato il rinvio all’articolo 17, comma 1, della legge n. 400 del 1988;
d) dopo l’articolo 60, sia aggiunto il seguente: «60-bis. (Modifiche alla legge 7 marzo 1985, n. 75, recante modifiche all’ordinamento professionale dei geometri). 1. All’articolo 2 della legge 7 marzo 1985, n. 75, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, punto 1), le parole: «delle Comunità europee» sono sostituite dalle seguenti: «dell’Unione europea»; b) al comma 1, punto 3), dopo la parola: «anagrafica» sono inserite le seguenti: «o il domicilio professionale»; c) dopo il comma 2 è inserito il seguente «2-bis. Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del titolo III, del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo»; dopo il comma 3 è aggiunto il seguente: «3-bis. Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45 del presente decreto legislativo»;
e) agli articoli 63, 64, 65, 66, 67, 68 e 84 sia sostituito l’erroneo riferimento all’articolo 19, comma 2, secondo periodo, della legge n. 241 del 1990, con il riferimento al terzo periodo dello stesso comma;
f) all’articolo 63, comma 8, appare erroneo il riferimento all’articolo 6, commi 1 e 2, che tratta di altra materia (servizi di trasporto);
g) si valuti l’opportunità di modificare l’articolo 69, al fine di escludere la possibilità di esercizio del commercio al dettaglio sulle aree pubbliche da parte di società di capitali;
h) si valuti l’opportunità di sopprimere l’articolo 71 o, in subordine, di mantenere in capo ai comuni la facoltà di definire dei piani di localizzazione dei punti vendita esclusivi e non esclusivi di quotidiani e periodici;
i) all’articolo 84, comma 4, recante l’abrogazione di tutte le leggi e di regolamenti statali incompatibili con il contenuto della nuova disciplina attuativa della direttiva servizi, la formula abrogativa esplicita innominata appare una superflua e, al limite, equivoca ripetizione di quanto stabilito dall’articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale.
j) sia data compiuta attuazione all’articolo 26 della direttiva, prevedendo idonee misure atte ad incoraggiare – escludendo espressamente le professioni regolamentate – i prestatori a garantire, su base volontaria, la qualità dei servizi facendo certificare o valutare la loro attività da organismi indipendenti o accreditati e promuovendo la elaborazione di carte di qualità, anche a livello comunitario.

Legge 5 marzo 2001, n. 57
Disposizioni in materia di apertura e regolazione dei mercati”
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 66 del 20 marzo 2001

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Art. 18
(Modifiche alla legge 3 febbraio 1989, n. 39)
1. Alla legge 3 febbraio 1989, n. 39, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 2, comma 3, la lettera e) è sostituita dalla seguente:
“e) avere conseguito un diploma di scuola secondaria di secondo grado, avere frequentato un corso di formazione ed avere superato un esame diretto ad accertare l’attitudine e la capacità professionale dell’aspirante in relazione al ramo di mediazione prescelto, oppure avere conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado ed avere effettuato un periodo di pratica di almeno dodici mesi continuativi con l’obbligo di frequenza di uno specifico corso di formazione professionale. Le modalità e le caratteristiche del titolo di formazione, dell’esame e quelle della tenuta del registro dei praticanti sono determinate con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato;”;
b) all’articolo 3, dopo il comma 5 è aggiunto il seguente:
“5-bis. Per l’esercizio della professione di mediatore deve essere prestata idonea garanzia assicurativa a copertura dei rischi professionali ed a tutela dei clienti”
c) all’articolo 5, il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. L’esercizio dell’attività di mediazione è incompatibile:
a) con l’attività svolta in qualità di dipendente da persone, società o enti, privati e pubblici, ad esclusione delle imprese di mediazione;
b) con l’esercizio di attività imprenditoriali e professionali, escluse quelle di mediazione comunque esercitate”.

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