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Il Ministero dello Sviluppo Economico si confronta con Anama per la Circolare applicativa

mercoledì 5 maggio , 2010

Dal Ministero dello Sviluppo Economico, DIPARTIMENTO PER L’IMPRESA E L’INTERNAZIONALIZZAZIONE – DIREZIONE GENERALE PER IL MERCATO LA CONCORRENZA (Divisione IV – Promozione della Concorrenza; Divisione XVII – Qualità dei prodotti e dei servizi; Divisione XXI – Registro delle imprese) l’Anama ha ricevuto l’invito a partecipare alla stesura della Circolare che il Ministero, si accinge ad emanare a seguito del dlgs di recepimento della direttiva servizi. Il dirigente ministeriale di riferimento ha inviato la bozza della Circolare in oggetto al presidente Paolo Bellini invitandolo espressamente di contribuire alla formazione del testo e a fornire gli eventuali suggerimenti utili al provvedimento. L’Anama come sempre si è messa a disposizione attivando la commissione di esperti per sostenere l’iniziativa del Ministero e fornire ogni possibile contrtibuto atto a disegnare una Circolare adeguata alle aspettative del mercato e della società civile. Nei prossimi giorni una delegazione di Anama sarà ricevuta negli uffici di via Molise 2 per un contatto diretto con lo staff ministeriale alle prese con la regolamentazione delle novità normative. La bozza del provvedimento è in mano della segreteria di Anama, al vaglio dell’ufficio legale, già oggetto di piccole modifiche e annotazioni che si renderanno utilissime al ministero per adeguare le novità all’operatività delle imprese di intermediazione e dei professionisti che vi operano.

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11 commenti

  1. Sarebbe veramente un paradosso che ,da un lato,sia stato soppresso il regime autorizzatorio con l’introduzione della dichiarazione di inizio attività e,dall’altro,si mantenga l’esame camerale quale requisito di accesso all’attività.Osservo,peraltro,che l’esame camerale era un requisito per la ex iscrizione al ruolo che a sua volta era il presupposto “abilitante” all’esercizio dell’attività. Ora sembra che l’art.14 del d.lgs stabilisca che l’istituzione o il mantenimento di un regime autorizzatorio debba essere motivato o giustificato da motivi imperativi di interesse generale,ma la questione sembrerebbe superata dall’avere,il governo,deciso di introdurre la dia.

  2. Sarebbe ora di rompere gli oligopoli dei franchising per far davvero abbassare i prezzi delle case.
    Gli utenti devono essere tutelati quindi laurea specifica + esame

  3. La direttiva adottava il principio del paese di origine, secondo il quale un prestatore di servizi che si sposta in un altro paese europeo deve rispettare la legge del proprio paese di origine.
    Il principio del paese di origine è stato subito molto contestato e ha destato vive preoccupazioni. i suoi oppositori sostengono che possa causare del dumping sociale.
    Per rispondere a questi diffusi timori, il Partito Popolare Europeo ed il Partito Socialista Europeo, i due principali partiti del Parlamento europeo, hanno raggiunto un accordo su un testo di compromesso che elimina del tutto il principio del paese di origine, ed inserisce numerose eccezioni e protezioni per evitare ogni possibile riduzione della tutela sociale

  4. Ma cosa c’entrano “gli oligopoli dei franchising” e poi quali sono? Su 73 mila iscritti al Ruolo solo 6 mila sono gli agenti che operano presso aziende in franchising, i 67 mila restanti sono agenti immobiliari indipendenti. Laurea + esame? Sarebbe già un lusso pretendere la Laurea specifica magari, non le pare che un laureato di esami ne ha fatti abbastanza per immettersi, poi, sul mercato dell’intermediazione immobiliare?

  5. Ti credi che aver fatto uno stupido corso dove basta solo ti qualfichi a qualcosa.
    Cosi facendo avremo agenti immobiliari ignoranti come zappe.
    Contenti voi contenti tutti

  6. Anama ragiona proprio come Lei. Non basta il corso e il superamento dell’esame attuale per potersi dire “agenti immobiliari”. Meglio sarebbe rendere obbligatoria la pratica professionale di un anno per tentare di preparare le nuove leve ad affrontare il mercato. Ma ora abbiamo queste norme e con loro dobbiamo fare i conti. Una volta che il candidato agente immobiliare si metterà sul Mercato cercherà di affrontarlo con competenza e onestà, frequentando i corsi per gli aggiornamenti professionali, i convegni tematici e i seminari, assolvendo ai crediti formativi, come di certo farà LEI DA TEMPO.

  7. Io osservo che agenti immobliari ce ne sono con diversissima preparazione. Ci sono A.I. di 60 e più anni, che se portati al corso boccierebberoimmediatamente e per chissà quante volte. E altri, gli ultimi, che hanno frequentato il corso con ottimo successo e possono dirsi ‘teoricamente’ preparati.
    Io per esempio, a 65 anni vorrei aprire una agenzia immobliare per mio figlio. Lui ha il diploma di scuola media superiore, ma non saprebbe compilare un assegno o fare una distina di versamento. Io che non sono diplomato (ai miei tampi la 3° media bastava per fare molte cose) partito da ragazzo di bottega sono arrivato a dirigere organizzazioni commerciali e gestire società di capitali, non posso fare l’ A.I.
    Ho venduto e acquistato negli anni diversi immobili e della compravendita so molte cose, ma non posso neppure fare il corso. Vi sembra giusto? Non è una discriminazione verso chi ha esperienza da vendere, ma non un diploma?

  8. Sig. Beniamino Gesualdo,
    lei è la prova vivente di come sia più formativa la pratica professionale, fatta con criterio e serietà, di ogni eventuale esame! Poi il titolo di studio è stato preso a riferimento per avere, tra le nuove leve, ragazzi che siano formati di base alle materie commerciali, tecniche e giuridiche. Lei è una felice eccezione e penso che possa essere un valido collaboratore dell’agenzia che, suo figlio (diplomato) aprirà. Si ricordi che esistono corsi di formazione tradizionali e on line (www.corsiacademy.it). Ci venga a trovare al Congresso del 23 – 24 giugno a Roma: sarà un piacere avere lei e suo figlio tra i presenti.

  9. cara Marina,
    il sig. Beniamino Gesualdo fa riferimento, con la sua osservazione ad una norma che era in vigore dal 1989, con il varo della legge 39. Poi per “aprire” alla pratica professionale si è favorito l’innalzamento del titolo di studio. Ora sono certo che “un diploma” lo potrà di certo raggiungere … ma sono altrettanto certo che continuerà a lavorare come mediatore, con il figlio iscritto: non crede?

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