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Vale di più una calunnia o l’aggressione violenta con minaccia di morte

domenica 24 aprile , 2011

Di seguito la lettera pubblicata oggi, giorno di Pasqua, dal quotidiano “La Voce di Rovigo” che riporta il “grido d’allarme” del presidente Paolo Bellini che fa un parallelo tra la vicenda che ha visto l’arresto del figlio del Sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino e l’aggressione e le minacce subite da Bellini ai primi di marzo, per la quale attende sviluppi dalla Giustizia.

Caro Direttore,

dopo essere stato aggredito ripetutamente, con atti di violenza fisica documentati, da parte di un violento che ancora oggi, a circa due mesi dagli episodi principali, continua la sua azione di intimidazione e minaccia, (notizie pubblicate su La Voce di Rovigo del 3 e del 4 marzo scorso) registro che una calunnia perpetrata ai danni dell’ex capo della Polizia vale molto di più! E mi domando: come può essere possibile? Perché può accadere che una seria e ripetuta “minaccia di morte” valga molto meno della calunnia?

Questa è la sconcertante riflessione che ho fatto a seguito della vicenda che ha visto giovedì scorso protagonisti il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Massimo Ciancimino e Gianni De Gennaro attuale direttore dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) che è riuscito a far arrestare il collaboratore di giustizia delle Procure di Palermo e Caltanissetta, per la possibile manomissione di un documento nel quale Ciancimino avrebbe inserito artatamente il nome dell’alto funzionario di Polizia accostandolo a un misterioso Gross e a un altrettanto misterioso signor Franco o Carlo, agente di collegamento tra lo Stato e i boss che eseguirono le stragi di Palermo in quegl’anni.

Infatti Massimo Ciancimino, soggetto tra i più controllati d’Italia, viene arrestato “in stato di fermo” a Piacenza e assicurato nel Carcere di Parma per evitare il suo spostamento “pasquale” in Costa azzurra.

Un’ operazione esemplare delle forze dell’ordine che però stride al confronto di quella che sto vivendo da circa due mesi, vittima di un aggressore, residente anch’egli a Lendinara, che dopo avermi ripetutamente picchiato, insultato e minacciato di morte continua con fare persecutorio negli appostamenti e atteggiamenti minacciosi presso la sede dell’agenzia immobiliare della città, creando tensione, terrore psicologico e ansia.

Dell’aggressione si sta interessando la Procura della Repubblica di Rovigo ma, nonostante le quattro denuncie presentate ai Carabinieri di Lendinara, alle segnalazioni fatte in Questura di Rovigo e alla lettera inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri non ho contezza di ciò che la Giustizia sta facendo: di certo vi è che il soggetto viaggia libero ed indisturbato nonostante dell’aggressione avvenuta in pieno centro cittadino, ripetuta più volte, vi siano prove inconfutabili, oltre una decina di testimoni oculari, con le riprese della telecamera del Comune di Lendinara che hanno “storicizzato” gli eventi delittuosi.

La domanda che mi pongo è la seguente:: “come mai un aggressore, violento e conosciuto alle forze dell’ordine, già protagonista di altri episodi del genere può muoversi indisturbato senza alcuna limitazione? Perché invece il Ciancimino da sempre “sotto osservazione della Polizia” viene (giustamente) arrestato a causa della possibile calunnia perpetrata ai danni del De Gennaro (reato vile e increscioso) che per la stessa calunnia, però, non corre “pericolo di vita”?

Due pesi e due misure? O la Legge non è proprio uguale per tutti? Ricordo che per la subita aggressione ho una prognosi ospedaliera di quarantacinque giorni a causa della frattura di due dita della mano destra, e che sono stato costretto a cambiare le mie abitudini di vita per non intercettare l’aggressore che vive nel mio stesso paese.

Ma allora visto ciò che ha scatenato l’episodio De Gennaro mi chiedo se l’aggressione fosse capitata ai vertici della Polizia o alle alte istituzioni locali, il violento sarebbe ancora a piede libero o assicurato alle cure del carcere di via Verdi?

O le offese in pubblico, le ripetute minacce di morte fatte dal soggetto in occasione delle due aggressioni, il tentativo di speronamento dell’auto e la presenza periodica e minacciosa presso gli uffici di piazza Risorgimento a Lendinara valgono meno di una calunnia?

Che sia perché io sono un cittadino comune e De Gennaro un leader della Polizia?

Grazie per l’ospitalità.

Paolo Bellini

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