In primo piano,Paolo Bellini

Momento difficile, ma ce la dobbiamo fare

domenica 24 giugno , 2012

Il mercato immobiliare “tira avanti”, facendo ricorso ai fidi bancari, alle riserve di bilancio ed al patrimonio immobiliare pur di non fallire. Infatti il primo trimestre di quest’anno ha segnato dei primati allarmanti: sono 21 mila le società protestate per un assegno o una cambiale non pagate e ben 47 mila le imprese individuali. La situazione più critica la vive il comparto dell’edilizia, settore in cui l’1,5% delle società operative sono state protestate nel primo trimestre dell’anno. Sono invece 11.500 le aziende del terziario protestate, pari allo 0,8% di tutte quelle operative, con un aumento del +8,3% sull’anno precedente.

Ora ci si mettono anche le banche con l’aumento dei tassi d’interesse sui finanziamenti per liquidità che galoppano verso quota 7%, contro il 4% dello scorso anno. Per non parlare dell’effetto IMU che ha influito negativamente nel desiderio di molti acquirenti di acquistare casa. Le vendite immobiliari infatti hanno subito una frenata forte in periferia, mentre nelle grandi città il volume di compravendita è sceso solo del 3% rispetto al trimestre dello scorso anno. Sono in crescita le locazioni e questo dato la dice lunga sull’impossibilità delle famiglie e delle giovani coppie ad approcciarsi all’acquisto della casa. Mancano all’appello: i mutui casa, che oggi difficilmente vengono erogati ed il coraggio di indebitarsi per la casa. Ciò nonostante i cantieri edili sono attivi, le imprese di costruzione sono all’opera e aumentano anche gli operatori che entrano nel grande mercato dell’intermediazione immobiliare. Questi ultimi elementi vanno letti come segnali di speranza e di grande caparbietà degli imprenditori che, nonostante tutto sia negativo, guardano avanti fiduciosi nella politica di risanamento, della cooperazione tra le economie forti e nella lungimiranza di chi comanda affinché si possa superare lo stallo che la crisi economica mondiale ha generato.

Che cos’è il Protesto?

Il protesto è l’atto pubblico che attesta l’avvenuta presentazione di una cambiale o di un assegno al debitore (protestato) e il rifiuto da parte dello stesso di pagare o accettare il titolo. La disciplina fondamentale del protesto è contenuta negli artt. 51-73 del R.D. 1669/1933 per la cambiale e negli artt. 45-65 del R.D. 1736/1933 per l’assegno. Ai sensi dell’art. 1 della legge 12 giugno 1973, n. 349 sono ufficiali levatori, ossia pubblici ufficiali abilitati a redigere il protesto: l’ufficiale giudiziario competente per territorio; il notaio; il segretario comunale.

La Camera di Commercio cura la tenuta del Registro informatico dei protesti (Registro protesti). Si tratta di una banca dati nazionale nella quale sono inseriti tutti i nominativi dei soggetti che hanno subìto levata di protesto. Il Registro provinciale è aggiornato mensilmente sia per le iscrizioni sia per le cancellazioni. La CCIAA fornisce anche visure sui protestati su tutto il territorio nazionale.

La domanda di cancellazione dal Registro va presentata all’Ufficio protesti della Camera di Commercio con richiesta di cancellazione. La può presentare il debitore entro 12 mesi dalla levata del protesto (per cambiale o vaglia cambiario) purché abbia pagato quanto dovuto. Assieme alla domanda va allegato il titolo protestato debitamente quietanzato. Se si è smarrito il titolo può essere sostituito dalla dichiarazione di avvenuto deposito vincolato a favore del portatore della cambiale rilasciato da una Banca accompagnato dal certificato di protesto rilasciato dall’ufficiale levatore. Il debitore che ha pagato la cambiale (non assegni) dopo 12 mesi dalla levata del protesto può chiedere che sia annotato nel Registro protesti l’avvenuto pagamento. Esiste un preciso regolamento per la cancellazione e l’annotazione e va chiarito che la cancellazione per avvenuto pagamento non può essere chiesta per i protesti riguardanti assegni bancari o postali, operazione regolata da altra norma. Si può essere riabilitati da parte del Presidente del Tribunale competente per territorio. Per ottenere il provvedimento occorre aver pagato il titolo protestato e non aver subìto ulteriori protesti nei dodici mesi seguenti alla data del protesto. L’istanza di riabilitazione può essere presentata dopo un anno dalla levata del protesto. L’istanza di riabilitazione può riferirsi anche ad assegni protestati.

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