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Controlli accurati per gli immobili in vendita

domenica 15 luglio , 2012

Nasce il “protocollo di verifica immobiliare”. A seguito del terremoto sono entrate nel gergo quotidiano le parole: indagini diagnostiche e strutturali, analisi, controlli, monitoraggi e prove di stabilità. In pratica i clienti, acquirenti di case o di capannoni, prima di concludere un affare vogliono sapere e conoscere perfettamente lo stato in essere dell’immobile e le sue caratteristiche dal punto di vista statico. Quindi nella compravendita immobiliare non è più sufficiente dare le informazioni di base come la presenza di ipoteche, la concessione edilizia o il permesso di costruire, l’agibilità o l’accatastamento. Oggi servono ulteriori dati che sono rappresentati da una parte dal certificato energetico e dall’altra da quello statico. Le professionalità necessarie quindi nella compravendita non sono più limitate al mediatore, al costruttore e al notaio. Oggi si aggiungono i tecnici energetici, quelli iscritti negli appositi albi regionali e i tecnici strutturisti come gli ingegneri edili e in parte anche i geometri. Un team di professionisti per garantire il massimo controllo sul bene immobile che si intende acquistare. Alcune importanti società immobiliari hanno adottato il “protocollo di verifica immobiliare” suggerito da ANAMA in collaborazione con un associazione dei consumatori, che obbliga l’agenzia immobiliare ad organizzare i seguenti controlli:

1. sopralluogo particolareggiato del bene;
2. studio della geometria e della struttura architettonica;
3. relazione sui dettagli costruttivi;
4. analisi sulla proprietà dei materiali;
5. opere ed accorgimenti da porre in essere.

Questi sono cinque adempimenti che uno studio tecnico abilitato (geometra, ingegnere, architetto) può fornire alle parti per avere un quadro preciso di come è fatto il bene, come è stato costruito e cosa bisogna fare per metterlo in sicurezza.
Ricordiamo che i capannoni prefabbricati dell’Emilia, costruiti con la tecnica dell’appoggio di travi sui pilastri sono crollati perché privi di un semplice ancoraggio tra la trave ed il pilastro di sostegno. Un intervento minimo, poco costoso e facile da realizzare ma che avrebbe salvato tante vite umane ed un patrimonio produttivo indispensabile per l’economia della zona.

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