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“Concordato Preventivo con Riserva”, troppo facile scaricare sugli altri i propri errori.

martedì 23 luglio , 2013

Seguendo da tempo numerose operazioni immobiliari sul territorio nazionale ed a come la crisi economica agisca pesantemente sul decorso delle stesse, ci si chiede se sia possibile arrestare questo processo di deresponsabilizzazione “protetto” dalla legge.

Mi spiego meglio; alcuni imprenditori edili, avviano un’operazione immobiliare a debito, sostenuti dalle banche, partono con la costruzione e se riescono a vendere, tutto procede senza intoppi, ma se per caso le vendite non ci sono o non sono in linea con il business planning, scelgono la strada del “Concordato Preventivo con Riserva”. Questa procedura consente loro di scaricare gran parte dei costi (anche il 60%) sugli stessi artigiani o imprese che fino a quel momento hanno impiegato lavoro e capitali. Scaricare i costi, significa non pagare i costi e mettere in crisi colore che avrebbero dovuto incassare denaro per le opere effettuate!.

Con serenità, chiuso il Concordato con la piena soddisfazione degli istituti di credito, l’imprenditore, riacquistata la “purezza” edile è libero di agire indisturbato e preparasi per un’altra operazione immobiliare, con l’ausilio delle stesse banche, lasciando sulla sua strada “le carcasse” degli artigiani e delle piccole aziende coinvolte.

Oltre alla crisi del mattone ci si mette anche l’astuzia e la spietatezza di molti imprenditori edili che così facendo infliggendo “colpi bassi”, dall’effetto devastante al solo danno di chi realmente si “sporca le mani” tutti i giorni per creare continuità alle proprie piccole aziende ed alle famiglie da esse dipendenti

In questi casi la crisi può certamente avere delle responsabilità, ma è anche vero che con troppa facilità ci si appella ad essa per compiere atti, seppur legali, dalle conseguenze irreversibili come sopra brevemente descritte.

 

Tutto questo deve trovare una fine in tempi brevi. La classe dirigente ha l’obbligo di introdurre delle contromisure che pongano dei “paletti” nella forma e nelle procedure di “bonifica”, con nuove direttive, nuove leggi studiate nello specifico.

Le contromisure, oltre che avere un effetto “lenitivo” immediato per i soggetti passivi, devono anche scoraggiare coloro che, ormai esperti naviganti, studiano a tavolino ed intraprendono le “vie d’uscita” dai loro possibili insuccessi operativi senza prendersi carico delle loro responsabilità.

Le soluzioni, oltre alle conosciute procedure non sono molte, ma nessuno fino ad ora ha avuto il coraggio di proporle e di provarci.

La cessione, magari agevolata, del “costruito” al creditore in modo che quest’ultimo possa recuperare il credito mediante una vendita diretta; oppure il controllo delle vendite a prezzi calmierati, formulati in base ad un concetto di “copertura delle spese”, potrebbero essere le linee guida su cui sviluppare una trasformazione.

Le leve del cambiamento e della ricostruzione necessari in Italia, anche in questi ambiti possono trovare un’applicazione efficace e risolutiva, contribuendo a determinare così le nuove linee operative per salvaguardare i posti di lavoro, riavviare l’economia ed alimentare di certezze una società ormai sfiduciata e molto preoccupata per l’avvenire.

Trento, 22 luglio 2013

Marco Gabardi

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