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Facile entrare, difficile restare: corsi di formazione accessibili e utilizzo della Fad (formazione a distanza)

venerdì 18 settembre , 2015

disabili-computer-1ANAMA crede nello sviluppo del settore immobiliare, e quindi anche nell’allargamento della platea dei suoi professionisti. Un giovane diplomato o laureato deve essere messo in condizione di poter aspirare ad aprire la propria azienda nel settore dell’intermediazione immobiliare, per competere sul mercato. I requisiti imposti dalla legge sono onerosi, e prevedono il titolo di studio, la frequenza obbligatoria di un corso di formazione e il superamento di un esame presso la Camera di Commercio. Il tutto per ottenere la qualifica professionale che dà titolo a praticare l’attività di mediatore nei vari rami prescelti. Ma, nonostante viviamo nell’era digitale, caratterizzata dall’utilizzo del computer nei vari campi della società, vi è ancora chi ritiene che la formazione a distanza sia da bandire a favore di quella tradizionale in aula, a scapito dei meno abbienti e dei più disagiati. Da una ricerca effettuata dall’Ufficio Studi ANAMA balza evidente un’anomalia, rappresentata dalla Regione Lombardia che, per delineare i percorsi formativi per alcune professioni non riconosciute, non prevede la Formazione a Distanza (Fad), come invece fanno quasi tutte le Regioni italiane. Di fatti, analizzando la Delibera Giunta Regionale Lombardia 1 dicembre 2010, n. 9/887, ci si rende conto come la stessa non preveda, come ore di formazione, quelle eventualmente erogate in Fad. A dire il vero il Decreto di Giunta Regionale n° 6563/08 parla di utilizzo di Fad, e di eventuale formazione in pratica professionale (on the job), ma in un limite di un 20% dell’offerta formativa, che equivale a sancire di non credere nella formazione on-line. Infatti, se la Formazione a distanza nasce per venire incontro ai soggetti impossibilitati a frequentare le aule, la percentuale di utilizzo della stessa deve essere dell’80%, al fine di rendere meno pesante a chi si trova in difficoltà accedere all’offerta formativa. Sottolineiamo che, il più delle volte, si tratta di formazione continua prevista dalla legge per prepararsi ad un esame di qualifica professionale. A questo proposito, giungono voci che la Regione Lombardia abbia fatto pressione sulle Regioni più virtuose, come la Calabria e la Basilicata, che adottano il Fad come elemento principale della formazione professionale, affinché queste riducano la percentuale di ore on-line, per equiparare sempre più il modello formativo a quello “tradizionale” della Regione Lombardia. Secondo l’ANAMA la formazione d’aula, di fatto, ostacola la partecipazione di allievi e futuri imprenditori che risiedono in aree isolate, o colpiti da handicap, o molto più semplicemente alle prese con impegni di lavoro che non consentono loro, almeno non così facilmente come sarebbe consentito con la formazione a distanza, di conciliare gli impegni attuali con i programmi di apprendimento. Rinunciando alla formazione a distanza si rinuncia alla tecnologia, alla innovazione, al progresso, di fatto arretrando anche in questo campo rispetto al resto del mondo. La Legge 39/1989, e più specificatamente il Decreto 452/90 art 15, che regola l’accesso all’attività di agente d’affari in mediazione (che assieme agli agenti e rappresentanti di commercio, e agli agenti per la somministrazione di alimenti e bevande sono coinvolte nella D.G.R. LOMBARDIA 1 dicembre 2010, n. 9/887) stabilisce in 80 ore il minimo formativo per il candidato agente immobiliare che intende sostenere l’esame presso la Camera di Commercio di sua residenza: la Regione Lombardia ha invece stabilito in 220 ore il monte ore minimo per prepararsi all’esame, e per di più in assenza di on-line, ovvero con un massimo del 20%. Come a dire che il diversamente abile che vuole diventare agente immobiliare in Lombardia deve sobbarcarsi almeno 176 ore in aula, che sono non meno di 45 giorni, con cui il soggetto disagiato deve fare i conti. L’ANAMA ritiene, invece, che questo tipo di formazione, che ha come obiettivo l’immissione di soggetti al lavoro, deve essere più che mai favorita, in capo a tutti i cittadini italiani, utilizzando i sistemi innovativi così come richiesto a gran voce dalla Conferenza Stato Regioni del 21/11/2011, nella quale si è ribadito di: “soddisfare gli interessi dell’utente” individuando nella formazione a distanza una “modalità peculiare e attuale di formazione” dichiarando – a riguardo di una materia oltremodo delicata e significativa, quale è la formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, la cui efficacia mette in gioco la salute e la vita stessa dei lavoratori interessati – di voler “favorire, ove possibile, metodologie di apprendimento innovative, anche in modalità e-Learning e con ricorso a linguaggi multimediali, che garantiscano l’impiego di strumenti informatici quali canali di divulgazione dei contenuti formativi, anche ai fini di una migliore conciliazione tra esigenze professionali e esigenze di vita personale dei discenti e dei docenti”. Nel caso della Regione Lombardia è evidente che lo status quo piace più agli Enti di formazione tradizionali, visto il lievitare delle quote di partecipazione ai corsi, e alla corporazione dei professionisti già in attività, che in questo modo vedono frenata l’immissione nel mercato di nuovi giovani concorrenti. ANAMA comunica di aver dato incarico alla propria organizzazione, perché siano messi in campo iniziative ed interrogazioni, sia parlamentari che regionali, al fine di frenare un’azione politica che rischia di portare indietro l’Italia delle professioni, soffocando l’utilizzo di strumenti innovativi che, invece, caratterizzano la società attuale e, di certo, il futuro. Per ANAMA il piano formativo (formazione continua in preparazione all’esame) non dovrebbe superare le 100 ore, con al suo interno la Formazione a distanza (80%), la pratica professionale – stage (15%) ed eventualmente, un’aula finale di verifica dell’apprendimento del soggetto (5%).

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