Tremonti bis

Nuove agevolazioni fiscali per gli investimenti e lo sviluppo

La legge 383 del 18 ottobre 2001 (cd. “Tremonti bis”), contenente la normativa relativa agli investimenti agevolati, è stata pubblicata sulla G.U. n. 284 del 24 ottobre 2001 ed è entrata in vigore dal 25.10.01.
Essa prevede la detassazione del reddito di impresa e di lavoro autonomo in misura pari al 50 per cento del volume degli investimenti in beni strumentali realizzati

– nel periodo d’imposta in corso alla data di entrata in vigore della presente legge successivamente al 30 giugno 2001

– nel periodo di imposta 2002

in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore.

LA LEGGE “IN PILLOLE”
I beneficiari
L’agevolazione si applica a tutti i soggetti titolari di redditi d’impresa, indipendentemente dalla loro natura giuridica, e di lavoro autonomo professionale anche in regime di contabilità semplificata. I forfettari, per avvalersi dell’agevolazione, sia imprenditori che lavoratori autonomi, devono documentare i costi sostenuti per gli investimenti che rilevano agli effetti del calcolo del beneficio.
Quindi i soggetti che possono fruire del beneficio sono:

residenti

– le persone fisiche che svolgono attività produttiva di reddito di lavoro autonomo ai sensi dell’art. 49, 1 comma, del TUIR;

– le associazioni professionali (senza personalità giuridica) costituite fra persone fisiche;

– le persone fisiche esercenti attività commerciale ancorché gestita in forma di impresa familiare, comprese le aziende coniugali;

– le società in nome collettivo e in accomandita semplice;

– società di armamento;

– società di fatto che abbiano per oggetto l’esercizio di attività commerciale;

– società consortili a rilevanza sia interna che esterna;

– società per azioni;

– società in accomandita per azioni;

– società a responsabilità limitata;

– società cooperative e di mutua assicurazione;

– enti pubblici e privati, diversi dalle società, aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale;

– enti pubblici e privati, diversi dalle società, non aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale, con riferimento all’attività commerciale esercitata. Inoltre, possono accedere alle agevolazioni in esame anche società, enti commerciali e persone fisiche non residenti nel territorio dello Stato, relativamente alle stabili organizzazioni situate nel territorio stesso.

Gli esclusi
Sono invece esclusi:

– persone fisiche esercenti attività agricola entro i limiti previsti dall’art. 29 del TUIR;

– enti non commerciali se non titolari di reddito d’impresa;

– collaboratori coordinati e continuativi, soggetti che percepiscono compensi per opere dell’ingegno,… (art.49 c.2);

– soggetti che hanno iniziato l’attività dopo l’entrata in vigore della legge.

Periodi di imposta agevolabili
Le società con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, le persone fisiche, gli imprenditori individuali, le società di persona, le associazioni possono fruire dell’agevolazione per gli investimenti, realizzati

– dal 1/7/2001 al 31/12/2001

– nel periodo d’imposta 2002,

eccedenti la media degli investimenti effettuati nel cinque periodi precedenti (il periodo 1996 – 2000 per il 2001 ed il periodo 1997 – 2001 per l’esercizio 2002). Ai fini del calcolo gli investimenti degli anni precedenti vengono assunti al netto dei contributi, al lordo degli ammortamenti e senza tener conto dell’eventuale rivalutazione. Si deducono eventuali disinvestimenti dell’anno al valore di vendita. I beni in leasing sono assunti al prezzo pagato dal concedente. L’agevolazione spetta anche ai soggetti che, al 25.10.01, hanno iniziato l’attività da meno di cinque periodi d’imposta. In tal caso, nel conteggio della media degli investimenti, si farà riferimento al volume degli investimenti effettuati in tutti i periodi di imposta precedenti a quello di applicazione della norma agevolativa con esclusione, anche in questo caso, del valore più alto.

L’incentivo fiscale si applica anche alle imprese e ai lavoratori autonomi in attività alla data del 25.10.01, anche se con un’attività d’impresa o di lavoro autonomo inferiore ai cinque anni. La media di riferimento deve essere calcolata in relazione agli anni di attività. Per i soggetti che hanno iniziato l’attività nel 2001 è detassabile un importo pari al 50% degli investimenti effettuati.

L’agevolazione non si applica alle società o enti che hanno cessato l’attività prima del 25.10.01, o sono stati costituiti dopo la stessa data, né ai lavoratori autonomi, professionisti, imprenditori individuali che abbiano comunicato all’ufficio IVA l’inizio di attività dopo il 25.10.01 o la cessazione prima del 25.10.01.

Investimenti agevolabili
Per investimento si intende:

– la realizzazione di nuovi impianti

– il completamento di opere sospese

– l’ampliamento, la riattivazione, l’ammodernamento di impianti esistenti

– l’acquisto di beni strumentali nuovi anche mediante contratti di locazione finanziaria

– l’acquisto di immobili purché strumentali per natura e cioè classificati A10 – C – D/2, D/3, D/8 e D/1.

Condizione necessaria perché l’investimento sia agevolabile è che sia realizzato nel territorio dello Stato.

L’agevolazione spetta anche per i beni in corso di costruzione, e per gli investimenti realizzati nei periodi agevolati, anche se iniziati prima.

I nuovi investimenti, ai fini dell’agevolazione, contrariamente alla Visco, sono assunti senza considerare le quote d’ammortamento dell’anno.

I fabbricanti titolari di attività industriali a rischio di incidenti rilevanti (lg.334/99), possono utilizzare l’agevolazione solo se documentano l’adempimento degli obblighi e delle prescrizioni della legge.

Sono agevolabili:

– i beni inferiori a 1.000.000 anche se considerati costi d’esercizio

– i beni concessi a terzi in comodato d’uso, purché strumentali ed inerenti all’attività del comodante, che potrà avvalersi dell’agevolazione.

Gli investimenti agevolabili devono avere il requisito della novità; pertanto restano esclusi quelli a qualunque titolo già utilizzati.

Un bene è considerato nuovo anche quando l’acquisto del bene avvenga da un soggetto che non sia né il produttore né il rivenditore, a condizione che il bene non sia mai stato utilizzato (o dato ad altri in uso) da nessun soggetto e non abbia fruito di agevolazioni.

L’acquisto di beni nuovi può avvenire anche mediante la realizzazione degli stessi in appalto o in economia. Nella realizzazione di beni prodotti in economia possono essere utilizzati anche beni usati ed il costo totale del bene è agevolabile purché il costo del bene usato non sia di rilevante entità rispetto al costo complessivamente sostenuto. Se il bene complesso, che incorpora anche un bene usato, sia stato acquistato da terzi, il cedente dovrà attestare che l’impiego del bene usato non è di rilevante entità rispetto al costo complessivo.

Beni materiali

Il costo dei beni acquisiti è assunto al netto dei contributi in conto impianti, ove spettanti e in caso di beni per cui l’IVA è indetraibile, comprensivo della stessa.

L’agevolazione spetta all’atto dell’acquisizione del bene e cioè:

– per i beni mobili, alla data della consegna o spedizione

– per i beni immobili, al momento della stipulazione dell’atto, ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale.

I costi per le prestazioni di servizi acquisite per la realizzazione dell’investimento si considerano sostenuti alla data in cui esse sono ultimate.

in caso di contratto di appalto a terzi, i costi si considerano sostenuti alla data di ultimazione della prestazione o, in caso di stati di avanzamento lavori, alla data di accettazione degli stessi. L’importo dell’investimento che rileva in ciascun periodo agevolato è commisurato, pertanto, all’ammontare dei corrispettivi liquidati in base allo stato di avanzamento lavori (S.A.L.), indipendentemente dalla durata infrannuale o ultrannuale del contratto.

Per gli investimenti realizzati in economia, i relativi costi sono determinati con riferimento alle spese complessivamente sostenute, successivamente al 30 giugno 2001 e nei periodi d’imposta agevolati, in base al criterio di competenza. I costi imputabili all’investimento sono per esempio:

– i materiali acquistati ovvero quelli prelevati dal magazzino;

– la mano d’opera diretta;

– gli ammortamenti dei beni strumentali impiegati nella realizzazione dell’impianto;

– i costi industriali imputabili all’impianto (stipendi dei tecnici, spese di mano d’opera, energia elettrica degli impianti, materiale e spese di manutenzione, forza motrice, lavorazioni esterne eccetera);

– per le opere in corso, anche se iniziate o sospese in esercizi precedenti devono essere considerati i costi sostenuti negli esercizi agevolabili.

Investimenti in leasing

E’ agevolabile il costo del bene da parte dell’utilizzatore nel periodo di imposta nel corso del quale il bene, mobile o immobile, è consegnato. Il costo è quello sostenuto dal concedente per l’acquisto dei beni, al netto delle spese di manutenzione. Il prezzo pattuito per il riscatto non rileva in nessun caso. Se l’utilizzatore non può detrarre l’Iva sui canoni pagati, egli potrà considerare ai fini dell’agevolazione anche l’Iva pagata dal locatore sull’acquisto del bene.

Lease back

Sono agevolabili anche i beni costruiti in economia o in appalto e ceduti a società di leasing con contratto di lease back.

Beni immobili

Il costo per l’acquisto di immobili è agevolabile in quanto si tratti di immobili “strumentali per natura”, cioè degli immobili classificati o classificabili nei gruppi B, C, D, E, nonché della categoria A/10, anche se non utilizzati o dati in locazione o comodato.

Le imprese che hanno per oggetto esclusivo o principale la costruzione di immobili destinati ad essere rivenduti non possono fruire dell’agevolazione con riferimento agli immobili costruiti, neanche se temporaneamente concessi in locazione.

Può essere considerato nuovo anche un fabbricato strumentale acquistato da un’impresa di costruzioni che prima della cessione abbia effettuato sullo stesso interventi di radicale trasformazione; gli interventi non devono costituire mero adattamento della struttura alle caratteristiche di una eventuale nuova categoria catastale.

L’importo complessivo dei lavori deve essere prevalente rispetto al costo di acquisto dell’immobile da parte del cedente, il quale è tenuto ad attestare la sussistenza dei suddetti requisiti.

Anche il costo dei terreni edificabili può essere agevolabile purchè su di essi vengano costruiti immobili che siano strumentali per natura.

Quindi il diritto a fruire dell’agevolazione si ha con l’inizio dei lavori di costruzione del fabbricato.

Il costo d’acquisto dell’area sarà agevolato nei due periodi di imposta in funzione della quota-parte dei lavori eseguiti (o stato di avanzamento lavori) al termine di ciascun periodo d’imposta rispetto all’ammontare complessivo del costo preventivato per l’intera costruzione che insiste sull’area.

Il costo relativo ad un’area fabbricabile acquistata prima del 30 giugno 2001 o, comunque, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge non potrà mai rilevare ai fini dell’agevolazione.

Impianti

Gli investimenti effettuati per la realizzazione di nuovi impianti, per l’ampliamento, riattivazione e ammodernamento di impianti esistenti, anche se in locazione, sono agevolabili.

“L’ampliamento, la riattivazione e l’ammodernamento di impianti esistenti si realizzano:

a) attraverso interventi intesi ad aumentare le potenzialità e la produttività degli impianti con l’aggiunta di un nuovo complesso a quello preesistente o con l’aggiunta di nuovi macchinari capaci di dotare il complesso esistente di maggiore capacità produttiva;

b) attraverso interventi intesi a riportare in funzione impianti disattivati;

c) attraverso interventi di carattere straordinario volti ad un adeguamento tecnologico dell’impianto che consenta di incrementare i livelli di efficienza ed economicità dell’impresa.”

Si ha ampliamento dell’impianto anche in caso di aumento della superficie utilizzabile mediante, ad esempio, la creazione di un piano intermedio all’interno del fabbricato.

Sono considerate spese di ammodernamento, ovvero di acquisto di beni strumentali anche quelle sostenute per realizzare nuovi impianti elettrici (anche al fine di ottemperare ad obblighi previsti dalla legge), di riscaldamento, di condizionamento d’aria, ecc.

Le spese di manutenzione e riparazione possono essere agevolate solo se hanno effettiva natura incrementativa del costo dei beni cui si riferiscono.

Beni a deducibilità limitata e beni ad uso promiscuo

Sono agevolabili anche i costi sostenuti per l’acquisto di automezzi e cellulari considerati ad uso promiscuo. Gli importi agevolabili sono:

– automezzi 50% del prezzo con il limite massimo di L.17.500.000

– cellulari 50% del prezzo.

Naturalmente si considera il prezzo comprensivo di IVA.

Il limite indicato non vale per gli automezzi dati in uso ai dipendenti; tuttavia nel caso in cui l’autovettura, prima concessa in uso promiscuo al dipendente, viene poi utilizzata dall’amministratore, l’agevolazione viene revocata per la parte dell’agevolazione riferibile al costo non più deducibile.

Per gli agenti e rappresentanti, l’agevolazione per l’acquisto di automezzi spetta per l’80% del costo d’acquisto nel limite massimo di L.28.000.000.

Beni immateriali

Tra i beni immateriali, il cui acquisto deve essere effettuato direttamente dall’autore, sono ricompresi:

– diritti di brevetto industriale;

– diritti di concessione, licenze e marchi;

– diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno;

– conoscenze tecniche non brevettate (know-how).

Non rientrano, per esempio, l’avviamento e i costi di pubblicità.

Per quanto riguarda i costi di acquisizione del software, rientra tra gli investimenti agevolabili l’acquisizione del software applicativo, ancorché acquistato a titolo di licenza d’uso.

Spese per servizi di assistenza negli asili nido e spese di formazione e aggiornamento del personale

L’incentivo si applica anche per il 50%:

– delle spese sostenute per servizi, utilizzabili dal personale, di assistenza negli asili nido ai bambini di età inferiore a tre anni

– delle spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento del personale.

A questo importo si aggiunge anche il costo del personale impegnato nell’attività di formazione e aggiornamento, fino a concorrenza del 20 per cento del volume delle relative retribuzioni complessivamente corrisposte in ciascun periodo di imposta.

Il presidente del collegio sindacale o, in mancanza, un revisore dei conti o un professionista iscritto nell’albo dei revisori dei conti, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali o in quello dei consulenti del lavoro, o il responsabile del centro di assistenza fiscale deve rilasciare una attestazione di effettività delle spese sostenute.

L’agevolazione riguarda l’intero ammontare delle spese sostenute, senza confronti con la media degli anni precedenti.

Le spese di formazione ed aggiornamento, al netto di eventuali contributi, sono agevolabili sia se sono state acquisite dall’esterno, sia se sono state sostenute direttamente.

Il costo agevolabile è composto da:

– costi del personale docente

– spese correnti (materiali, forniture, ecc.)

– costi dei servizi di consulenza sull’iniziativa di formazione

– spese relative al personale interno, docente e discente, impegnato in tali attività, fino a concorrenza del 20 per cento del volume delle relative retribuzioni complessivamente corrisposte in ciascun periodo d’imposta.

Per “costo del personale impiegato nell’attività di formazione e aggiornamento” deve intendersi:

– il costo per le prestazioni di lavoro dipendente

– gli oneri previdenziali

le eventuali spese di vitto e alloggio fino ad un massimo di L.350.000 per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale, di L.500.000 per quelle all’estero.

Non sono agevolabili gli importi relativi alle quote di ammortamento dei beni strumentali utilizzati per il progetto di formazione o per i servizi di assistenza ai bambini.

Imposte agevolate
Acconti

L’articolo 4, comma 7 della legge in esame prevede che “per il secondo periodo di imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge in esame, l’acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche, è calcolato assumendo come imposta del periodo precedente quella che si sarebbe applicata in assenza dell’agevolazione”.

Quindi, poiché l’entrata in vigore della norma è nel 2001, un contribuente con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare si troverà a versare il saldo e l’acconto delle imposte relative al periodo 2002 tenendo in considerazione la detassazione.

Nell’anno 2003, ipotizzando che anche per l’anno 2002, si sia goduto del beneficio, il contribuente dovrà tener conto dell’agevolazione solo ai fini del calcolo del saldo e non anche dell’acconto.

Agevolazione solo per Irpef e Irpeg
L’agevolazione spetta esclusivamente ai fini dell’Irpef e dell’Irpeg; non opera, invece, ai fini dell’Irap.

Nel caso in cui nell’esercizio 2001 o 2002 non vi sia reddito imponibile ma una perdita, l’importo agevolabile (escluso da imposizione) potrà essere utilizzato negli anni successivi ma non oltre il quinto, se derivante dall’esercizio di imprese commerciali in contabilità ordinaria.

Disposizioni antielusive
Condizione necessaria per poter usufruire della detassazione “Tremonti-bis”, è la permanenza dei beni oggetto degli investimenti agevolati effettuati all’interno della sfera del reddito di impresa o lavoro autonomo per un determinato periodo di tempo. In caso contrario si determina la revoca totale del beneficio nel caso di alienazione dei beni strumentali che hanno fruito della detassazione.

La durata della permanenza del bene varia a seconda che si tratti di beni immobili o di altri beni.

In sostanza, l’agevolazione è revocata nei seguenti casi:

– per i beni immobili –nell’ipotesi in cui l’imprenditore o il lavoratore autonomo cedono a terzi o

destinano i beni immobili oggetto dell’investimento a finalità estranee all’esercizio di impresa o all’attività autonoma entro il quinto periodo di imposta successivo all’acquisto;

– per gli altri beni – nel caso in cui l’imprenditore o il lavoratore autonomo cedono a terzi o destinano i beni oggetto dell’investimento a finalità estranee all’esercizio dell’impresa o all’attività autonoma entro il secondo periodo di imposta successivo all’acquisto.

Quindi, i soggetti con esercizio solare perdono l’agevolazione se:

– entro il 2003 vendono beni mobili agevolati nell’esercizio 2001

– entro il 2004 vendono beni mobili agevolati nell’esercizio 2002

– entro il 2006 vendono beni immobili agevolati nell’esercizio 2001

– entro il 2007 vendono beni immobili agevolati nell’esercizio 2002.

Il Ministero, con la C.M. 90/E, ha precisato che la cessione o conferimento di azienda non sono operazioni rilevanti ai fini elusivi.

Applicazione dell’agevolazione ai lavoratori autonomi
I titolari di reddito di lavoro autonomo possono agevolare i costi sostenuti per i beni strumentali per l’esercizio dell’arte o della professione acquisiti in proprietà o in locazione finanziaria con esclusione degli investimenti in oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione.

Le spese relative all’acquisto di beni mobili adibiti promiscuamente all’esercizio dell’arte o della professione e le spese relative ai mezzi di trasporto a motore a deducibilità limitata, sono agevolabili per il 50% e in relazione ai mezzi di trasporto entro il limite massimo di L. 17.500.000.

E’ agevolato anche l’acquisto di immobili solo se “strumentali”, in quanto utilizzati esclusivamente per l’esercizio dell’arte o della professione e quindi definiti, ai sensi della legislazione urbanistica ad uso ufficio ed accatastati nella categoria A/10.

Inoltre l’ammontare dell’agevolazione non può superare il costo di acquisizione direttamente riferibile all’immobile strumentale.

Per i beni strumentali, il momento in cui è possibile far valere l’agevolazione da parte del lavoratore autonomo è, in conformità al principio di competenza:

– per i beni mobili, al momento della consegna o della spedizione

– per gli immobili, al momento della stipulazione dell’atto (per gli immobili).

Ai fini della determinazione del reddito di lavoro autonomo, infatti, i beni strumentali in genere non rilevano secondo il principio di cassa.

Per le altre spese, spese di assistenza negli asili nido e di formazione e aggiornamento del personale, si deve fare riferimento al principio di cassa.

CUMULABILITA’ “TREMONTI-BIS” E ALTRE AGEVOLAZIONI
Nella circolare del Ministero delle Finanze n. 90/E del 17 ottobre 2001 vengono affrontate anche le problematiche derivanti dal coordinamento della Tremonti-bis con l’ applicazione di altre agevolazioni; in particolare, viene esaminata la possibilità di cumulo con la legge Visco e con la D.I.T. (dual income tax). La nuova legge prevede espressamente la soppressione delle predette agevolazioni pur consentendo, a determinate condizioni e secondo specifiche regole di coordinamento, di continuare a fruire delle stesse.

In merito alla cumulabilità con tutte le altre agevolazioni fiscali sugli investimenti, la circolare menzionata non contiene alcun chiarimento.

A tal proposito, nella videoconferenza dello scorso 24 ottobre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’alternatività tra le diverse forme di agevolazione, pur non essendo prevista dalla Tremonti-bis, potrebbe emergere dalla formulazione delle altre norme agevolative, recanti ad esempio un divieto di cumulabilità con altre agevolazioni e, quindi, anche con la detassazione del reddito. In tale ipotesi si porrebbe il trade-off tra la specifica agevolazione e i benefici della Tremonti-bis.

Quanto alla cumulabilità con l’agevolazione Visco e la DIT, l’ art. 5 della legge stabilisce che:

– i soggetti che nel periodo di imposta in corso alla data del 30 giugno 2001 hanno già realizzato investimenti ed eseguito conferimenti in denaro o accantonamenti di utili a riserva ai fini della legge Visco, possono continuare a fruire dei relativi benefici ovvero, in alternativa, optare per la detassazione degli investimenti in applicazione della Tremonti-bis;

– i soggetti che alla data del 30 giugno 2001 abbiano già eseguito operazioni di variazione in aumento del capitale ai sensi del d.lgs. n. 466/1997 (DIT), continuano a fruire dei relativi benefici.

Tuttavia, tali contribuenti hanno comunque la facoltà (per ciascuno dei periodi di imposta agevolabili dalla Tremonti-bis) di rinunciare ai predetti benefici e fruire, in alternativa, della detassazione degli investimenti. Tale rinuncia non è necessaria qualora l’imponibile assoggettato ad aliquota agevolata ai sensi della DIT risulti essere inferiore al 10% dell’ imponibile totale: in tal caso rimane possibile cumulare per intero il beneficio DIT con la legge Tremonti-bis.

Detassazione Tremonti-bis e legge Visco

Si ricorda che l’agevolazione di cui alla legge Visco consiste nell’applicazione di un’aliquota ridotta – pari al 19% – al reddito che corrisponde al minore importo tra l’ammontare degli investimenti effettuati (al netto degli ammortamenti) e l’ammontare dei conferimenti in denaro e degli accantonamenti di utili.

Per effetto della proroga disposta dalla legge 388/2000, l’aliquota agevolata del 19% prevista dalla legge Visco può essere applicata per l’ultima volta nel periodo d’imposta 2001 e solo dai soggetti Irpeg. Ora, se questi ultimi alla data del 30 giugno 2001 hanno già effettuato investimenti e realizzato i relativi incrementi patrimoniali (conferimenti in denaro, accantonamenti di utili a riserva), essi potranno continuare a fruire dei benefici previsti dalla Visco. In alternativa, possono optare per l’applicazione della Tremonti.

La C.M. n. 90/E del 17 ottobre 2001 ha confermato che il termine ultimo per la realizzazione di investimenti agevolabili ai sensi della Visco è quello del 30 giugno 2001, e che la non cumulabilità delle due agevolazioni implica la seguente scelta:

– applicazione della Visco fino al 30 giugno 2001 (chiaramente per gli investimenti successivi non sarà possibile né il ricorso alla Visco né alla Tremonti)

– applicazione della Tremonti-bis dal 1° luglio 2001.

La circolare menzionata ha inoltre precisato che nel computo degli investimenti e dei conferimenti realizzati entro il 30 giugno 2001 possono essere considerati anche quelli riportati dall’esercizio 2000, in quanto non utilizzati in tale periodo agli effetti dell’ agevolazione Visco (perché esuberanti rispetto al reddito imponibile o perché eccedenti gli investimenti rispetto ai conferimenti o viceversa).

Infine, nella videoconferenza del 24 ottobre 2001 si è chiarito che gli ammortamenti da computare ai fini dell’ agevolazione Visco vanno ragguagliati alla durata del periodo, che nella fattispecie è pari a sei mesi. Al riguardo, infatti, va ricordato che gli investimenti rilevano al netto degli ammortamenti dedotti; in tal caso deve trattarsi degli ammortamenti relativi al primo semestre e non all’ intero anno.

Detassazione Tremonti e DIT

Con riguardo al coordinamento tra applicazione della detassazione e della dual income tax, la legge stabilisce, in linea di massima, l’alternatività tra le due agevolazioni; tuttavia, l’ eventuale beneficio DIT eventualmente operante non viene annullato in quanto:

– i soggetti Irpeg che alla data del 30.06.2001 abbiano effettuato variazioni in aumento del capitale, continuano a beneficiare della relativa agevolazione, a meno che non preferiscano optare per la Tremonti-bis. L’opzione può essere rinnovata per ciascun periodo d’imposta: ciò vuol dire che l’applicazione della DIT per il periodo d’imposta 2001 non preclude l’eventuale applicazione della Tremonti-bis per quello successivo;

– per i soggetti Irpef resta rilevante il valore del patrimonio netto risultante dal bilancio relativo all’ ultimo esercizio anteriore a quello in corso alla data di entrata della nuova legge, vale a dire il bilancio chiuso al 31-12-2000.

Il principio della alternatività tra legge Tremonti-bis e DIT subisce una deroga per effetto della disposizione in base alla quale è consentita la cumulabilità della Tremonti-investimenti con l’agevolazione DIT nel caso in cui la misura del reddito assoggettabile ad aliquota agevolata Dit sia inferiore al 10% dell’ imponibile totale (cd. “mini DIT”).

Sebbene il testo normativo parli di importo “assoggettato” ad aliquota ridotta, l’ Agenzia delle entrate, al contrario, ha affermato che il riferimento deve intendersi fatto al reddito potenzialmente assoggettabile alla dual income tax (e non a quello effettivamente assoggettato). Inoltre, siccome dalla lettura della norma non è chiaro se il calcolo del 10 per cento vada eseguito sull’ imponibile prima o dopo l’ applicazione della detassazione, l’Agenzia delle entrate ha risolto tale dubbio affermando che la verifica del reddito assoggettabile a DIT inferiore al 10 per cento dell’ imponibile totale deve essere effettuata considerando il reddito al lordo della detassazione.

Tremonti-formazione, legge Visco e DIT

Per espressa disposizione legislativa la detassazione delle spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento del personale è cumulabile sia con l’agevolazione Visco che con la DIT. Infatti l’alternatività opera soltanto con riguardo al beneficio previsto per la realizzazione di investimenti in beni strumentali.

Nessuna previsione specifica, invece, in merito alla cumulabilità tra l’incentivo Tremonti-bis per le spese sostenute per servizi di asili nido destinati ai figli dei dipendenti, la legge Visco e la DIT. Al riguardo, nemmeno la C.M. n. 90/E apporta alcun contributo; tuttavia sembra logico ritenere che anche detto incentivo sia da considerare cumulabile con le predette agevolazioni.

Tremonti-bis e altre agevolazioni
Al fine di appurare la cumulabilità della detassazione Tremonti con altre forme di agevolazione diverse da quelle appena esaminate, è opportuno chiarire che la legge in esame non configura in alcun modo un aiuto di Stato, in quanto costituisce una manovra di stampo esclusivamente fiscale. Inoltre essa non coinvolge gli investimenti in maniera diretta, ma solo nella misura in cui gli stessi costituiscono parte del reddito da detassare; ciò premesso, si prospettano le seguenti ipotesi di cumulabilità:

AGEVOLAZIONE
CUMULABILITA’ CON LA TREMONTI

Legge 1329/1965 (Sabatini)
SI

Legge 488/1992
SI

Finanziamenti Artigiancassa
SI

Finanziamenti comunitari
SI

Legge 266/1997 (Bersani)
SI*

Legge 341/1995 (incentivi automatici)
SI*

* Per quanto riguarda le ultime due ipotesi, la cumulabilità si desume dal fatto che, come già detto, l’agevolazione Tremonti non opera direttamente sui beni oggetto dell’investimento; non c’è quindi violazione del divieto di cumulo delle predette agevolazioni con altre aventi ad oggetto i medesimi beni.