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Norme antisismiche e controlli ai fabbricati

domenica 6 gennaio , 2013

La scossa di terremoto di magnitudo 3.0 di sabato sera (ore 22:36) che ha colpito le provincie di Rovigo e Padova con epicentro tra Cà Morosini (Pd) e Lusia (Ro), porta alla ribalta la questione della sicurezza sismica delle case e dei fabbricati. Infatti se guardiamo al recente evento catastrofico che ha interessato le provincie di Modena e Ferrara, notiamo un particolarità inquietante e cioè che a crollare, oltre ai fabbricati storici come chiese e campanili, sono crollati i capannoni industriali. E questo è potuto accadere per la mancanza di opportuni ancoraggi delle strutture prefabbricate che, realizzate in assenza di collegamenti tra loro, si sono dimostrati “fragili” crollando inesorabilmente alla prima scossa. Dal punto di vista normativo tutto è in regola! Infatti queste aree classificate a bassa sismicità, hanno permesso la realizzazione di edifici privi di collegamenti: tali immobili sono stati poi regolarmente collaudati e quindi resi agibili perché la normativa vigente lo rendeva possibile. Ciò nonostante i fabbricati sono crollati! E la causa è semplice da individuare. Il sisma emiliano ha sollecitato le strutture facendole vibrare in sommità di circa 15-20 cm causando deformazioni tra i travi e i cappelloni, non collegati o meglio non ancorati ai pilastri, provocando di conseguenza lo sfilamento delle strutture e quindi il collasso dell’edificio. Le case di abitazione invece hanno strutture più o meno ancorate tra loro ed ecco perché la maggioranza di esse sono rimaste in piedi, anche se in parte lesionate. Ma allora la normativa si è adeguata? Da una prima indagine possiamo dire che a supplire alle lungaggini burocratiche ci hanno pensato le regioni, il genio civile e  gli enti locali che però se non vengono supportati da una normativa nazionale vincolante rischiano di essere dei semplici palliativi al problema. Basti pensare che i controlli sulle nuove costruzioni, per le regioni da sempre dichiarate “ad alto rischio sismico”, avvengono ancora “a campione” e, mediamente, sul 10% dei progetti depositati, con il caso limite della Campania che analizza solo il 3% delle richieste. Ciò è evidenziato da una recente indagine di “Edilizia e Territorio” che ci riporta  i seguenti dati: Abruzzo, effettua controlli “a campione” e interessano il 10% delle realizzazioni; la Campania, sempre “a campione” e lo fa sul 3% delle realizzazioni; la Calabria opera “a campione” sul 5% delle opere edificate così come il Friuli Venezia Giulia. L’Emilia Romagna scottata dal sisma fa un controllo integrale delle costruzioni e lo fa sul 100% delle realizzazioni. Stessa attenzione si registra anche in Sicilia che controlla tutti i fabbricati ma “in corso d’opera”. La Toscana e l’Umbria, invece, tornano ad un controllo “a campione” e lo eseguono sul 10% delle costruzioni. E pensare che le prime regioni più colpite dal problema dell’esposizione del patrimonio edilizio al rischio sismico sono la Sicilia, la Campania e la Calabria. Al primo posto c’è quindi la Campania in cui 5,3 milioni di persone vivono nei 489 comuni a rischio sismico elevato, seguita dalla Sicilia, con 4,7 milioni di persone distribuite in 356 comuni a rischio. In Calabria tutti i comuni sono coinvolti con 2 milioni di persone. Nel Lazio 1,9 milioni di persone è a rischio, nelle Marche quasi 1,5 milioni e in Emilia Romagna quasi 1,4 milioni. Per quanto riguarda il Veneto, la normativa vigente del 1994 è stata integrata nel corso degli anni e degli eventi, limitandosi però ad indicare l’elenco aggiornato delle zone sismiche ed i criteri che stanno alla base delle individuazioni (Dgr 71/2008) o a stabilire “i criteri e le modalità attuative per l’effettuazione del controllo dei progetti con il metodo a campione nell’ambito delle procedure per la realizzazione degli interventi nelle zone classificate sismiche (Dgr 2122/2005).” Troppo poco per un territorio che entra alla grande tra le aree a rischio sismico.

 

Le ultime leggi regionali per la riduzione del rischio sismico 

Umbria Legge 5/2010 Necessaria l’autorizzazione sismica per i lavori di nuova costruzione, ampliamento, ristrutturazione e sopraelevazione di edifici esistenti in zone sismiche 1 e 2
Marche Dgr 303/2010 Dettate le linee di indirizzo per la stesura della relazione tecnica sulle verifiche di vulnerabilità degli edifici esistenti. Il documento è rivolto ai tecnici e ai funzioni della p.a.
Emilia Romagna Dgr 121/2010 e

Dgr 687/2011

Approvato un atto d’indirizzo per individuare gli interventi privi di rilevanza per l’incolumità pubblica, che possono evitare le procedure di autorizzazione e deposito regionali.
Puglia Dgr 1309/2010 Definita una casistica di opere classificate come minori che sono sottoposte a procedimenti amministrativi e a controlli più leggeri in materia sismica.
Calabria Legge 1/2010

 

Legge 13/2010

Primo adeguamento della legge regionale antisismica n. 35/2009.

Differimento al 1° gennaio 2011 dell’entrata in vigore della legge n. 35/2009.

Campania Legge 19/2009 (art. 10) Modificate alcune norme della legge n. 9/1983 sull’autorizzazione sismica e deposito sismico e sui controlli antisismici.
Molise Legge 25/2011 Riordino della legislazione regionale in materia di autorizzazione sismica e di prevenzione del rischio sismico attraverso nuove procedure di autorizzazione, controllo e monitoraggio delle costruzioni.

 

 

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